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7 gennaio 2014

Tu non puoi capire.

L’innocenza esiste e io ne ho le prove. Se già la recita natalizia di Saverio mi aveva dato prove inconfutabili del candore di mio figlio e dei bambini in generale, da ieri ho una prova ulteriore.

Mi rivolgo a tutte le mie lettrici adulte: avete mai avuto un marito ammalato? Come dimenticarselo. Anche il vostro sembra che stia per morire ogni volta? Siete state anche voi sul punto di fargli firmare il testamento? Avete provato a vegliarlo ininterrottamente, mentre lui gemeva sotto il peso di un’infermità che sembrava non avere mai fine? E inevitabilmente non siete state accusate di non capire, se per caso un accenno di sorriso appena velato appariva sulle vostre labbra? Io sì e la cosa incredibile è che non mi è capitato una volta, ma regolarmente tutte le influenze e tutti gli inverni, anche più di una volta 🙂

Beh certamente Bonny Becker deve condividere questa esperienza con me, infatti ha scritto Che raffreddore, Orso!

La storia racconta proprio di Orso che si è preso un brutto raffreddore, o meglio, scusate una malattia mortale che ora dopo ora, minuto dopo minuto lo conduce ad una morte di stenti: una storia che è una tragedia! Altro che raffreddore!

Insomma il gocciolio del naso e il dolore alle ossa sono un tormento, anche solo alzarsi dal divano, ma che dico, anche solo il pensare acuisce la sofferenza: la morte è imminente. Ma dal momento che siamo in una storia per bambini, il tono deve essere alleggerito così l’autrice pensa di far intervenire, nella vicenda, un amico dell’Orso, il Topolino. Il piccolo e affezionato amico è deciso a non lasciare andare l’amico senza averlo accudito fino all’ultimo istante, così gli racconta delle storie, canta, suona il suo banjo, lo accompagna a letto, gli prepara una zuppa di ortica, lo aiuta a fare testamento e resta al suo capezzale anche quando l’Orso preannunciando il suo abbandono nelle braccia di Ade si mette a russare sonoramente. Insomma si sarà meritato la devozione totale dell’Orso, vi direte. Eh no, carissime lettrici, solo un sonoro raffreddore (questo sì), anzi non esageriamo un piccolo disturbo di stagione, imparagonabile al flagello che aveva colpito il marito, ops, l’Orso. Il Topolino infatti conscio della superficialità del suo male si mette a letto subito, sperando di guarire subito, altrimenti chi porterà il pargolo a scuola, quando mai riuscirà ad finire le duecento cose che deve finire per lavoro, chi cucinerà, chi si occuperà di domare la giungla di casa, chi si ricorderà di dare da mangiare al cane… (diciamo che questo è quello che mi sono immaginata io :)) Comunque l’Orso è stato miracolato e questo è l’importante.

Ecco, io leggevo questa storiella a Saverio in questi giorni: facevo le voci, ma anche i gesti dell’Orso grosso e ammalato (da notare che anche l’illustratrice Kady MacDonald Denton deve condividere la mia esperienza, perché certi gesti delle zampe-mani dell’orso possono essere frutto solo dell’osservazione sul campo!) e lui maschio e futuro ammalato-senza-possibilità-di-salvezza-aiutami-tu-mamma-se-no-muoio rideva! Ci credete? Rideva! Sì rideva. «Mamma ma che scene fa l’Orso!». Vi giuro diceva così. L’innocenza esiste.

C’è da dire che il testo si presta perfettamente alla lettura ad alta voce, breve ma efficace, con molti discorsi diretti e variazioni di tono sottolineate anche dalla grandezza del font.

Le illustrazioni sono poi davvero teatrali e realistiche: l’energia positiva di Topolino sprizza da ogni linea, le espressioni dell’Orso, diverse di pagina in pagina, sono memorabili (guardate le ditina dell’orso in piedi appoggiato alla sedia!). I colori tenui, ma caldi degli acquerelli, l’ambientazione invernale con pesanti coperte (se ne percepisce il peso!), poltrone, caminetti, pantofole, tazze fumanti ne fanno un albo adattissimo alla lettura invernale, sotto il piumone. E i fazzoletti di carta appallottolati dappertutto? E la carta da parati a fiori bianchi su sfondo verde? Bellissimi.

Sarà stato per tutto questo che a Saverio quest’albo è piaciuto così tanto? Forse.

Testerò un altro libro della collana, nel frattempo mi accontento di cercare di educarlo a una visione meno tragedica dell’influenza 🙂 Fatelo anche voi con i vostri figli maschi. È per un futuro migliore. Di tutte le donne.

Comunque, qualche volta non viene in mente anche a voi come sarebbe bello ammalarsi e potersene stare sotto le coperte a dormire, senza fare altro che riposare? A me sì, e credo che l’ultima volta che mi sia capitato avevo 10 anni…

Che raffreddore, Orso!

Bonny Becker – Kady MacDonald Denton
32 pagine
Anno: 2012

Prezzo: 14,50 €
ISBN: 9788865260784

Nord-Sud editore
Anobii

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