Mettete mio marito in una cucina con 5 ingredienti, qualche spezia e 2 padelle e vi cucinerà un pranzetto con i fiocchi, io non ne sono capace. Io penso che i barattolini con le spezie siano un accessorio abbastanza inutile della cucina, ho imparato a fare la pasta al pomodoro solo poco tempo fa, ancora adesso - dopo 5 anni di matrimonio - prima di andare a fare la spesa faccio la lista dei piatti che preparerò le successive due settimane e mi segno gli ingredienti, però sono brava a fare i dolci anche se non mi piacciono.

È la differenza tra gli chef e i pasticceri, credo. Io ho bisogno di avere una ricetta, di dosi chiare («quanto basta» che!?!?!?) e di una procedura esplicita: detto questo so destreggiarmi fino ad arrivare all’ultimo passaggio ed ottenere anche risultati più che accettabili. Credo sia la differenza tra l’estro creativo di mio marito e la mia sistematicità ligia (ed è incredibile, perché, nella vita, mio marito è talmente più quadrato di me che io in confronto sono un quadro di Pollock).

Parallelamente, quanto amo leggere i libri, tanto odio quelli illustrati senza parole. Io non so inventare, ogni pagina per me è un’agonia: avrò notato le cose giuste? starò seguendo il filo della narrazione? insomma e quel gesto cosa significa? e dopo queste tre parole, devo aggiungere altro? e se la storia non è uguale a ieri? Mio marito invece non fa una piega, anzi si esalta. Così quando Saverio, in spiaggia, ha scelto di comprare dal nostro amico senegalese il libro di Béatrice RodriguezIl ladro di polli, libro tra l’altro superpremiato, mi sono detta: «Oh nooooooooooo!».

Allora diciamo che ho avuto bisogno di sfogliarlo più volte e forse questa è la modalità di goderne più consona al mio carattere: sfogliare, muta, il libretto muto, anche se certamente non è il modo migliore per raccontarlo ad un bambino. Nel frattempo Saverio ascoltava ogni giorno una versione diversa della storia dal papà e più volte l’ho visto riguardarlo da solo, anche se di solito richiedeva che qualcuno glielo leggesse: testimonianza del fatto che coglie che questo libro implichi la narrazione di una storia e non solo la visione di belle figure.

Dunque, in realtà i disegni dei personaggi non mi piacciono (il coniglio e l’orso in particolare…), ma la loro forza sta nell’espressività loro e dei loro gesti, e questo è ancor più potenziato dal fatto che non ci sono parole ad introdurli. Grazie a brevi e sottili tratti neri l’illustratrice crea gesti capaci di destare emozioni, di comunicare stati d’animo, ma anche di suggerire azioni, intenzioni e plasticità dei personaggi (è tangibile il peso della mano dell’orso fra quella del coniglio che lo tira o la consistenza piumosa e leggera della gallina in braccio alla volpe). Belli gli sfondi: non scontati e capaci di ricreare l’atmosfera con le sue luci ed i suoi suoni.

Alla mia ansia rimangono in sospeso tanti particolari: ma la volpe e la gallina si innamorano dopo? (certamente suggerisce la quarta di copertina) e allora perché continuano a fuggire? e perché i fuggitivi rimangono stupiti dell’irruzione degli inseguitori, dal momento che li tenevano d’occhio dal primo momento?

Proprio non riesco a digerire i libri senza parole, è più forte di me, però questo ha conquistato Saverio, che se lo fa “leggere” da tutti, e oltre a lui ha conquistato mio marito.

A me piace sfogliarlo e rimirarlo, ma devo essere dispensata dal dover raccontare la storia.

Il ladro di polli

Béatrice Rodriguez
28 pagine
Anno: 2011

Prezzo: 7,50 €
ISBN: 978861891579

Terre di mezzo editore
Anobii

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