La premessa, che giustifica il fatto che io ci abbia messo così tanto a parlarvi de La bambina di vetro di Beatrice Alemagna, illustr-autrice che amo, è che questo libro mi è sempre stato particolarmente a cuore. Ho nel cuore l’edizione francese (Gisèle de verre) e, pur non riuscendone a trovare una copia per me, il volume preso in prestito dalla biblioteca soggiorna regolarmente per lunghi periodi sul mio comodino. Aggiungete che la dedica è ad una fantomatica Marie (io mi chiamo Maria) e avrete capito che questo è un libro che mi è entrato nel cuore. È attraverso la lente di questa passione, dunque, che mi sono avvicinata alla nuova edizione italiana del 2020.

La bambina di vetro è una storia penetrante, lucida, incandescente nella sua integrità, sulla fragilità della libertà. Ancor di più, direi. Nonostante Beatrice abbia esplicitamente detto che questo libro non vuole parlare di verità, io credo che lei sia riuscita a toccare con la sua solita, quasi inconsapevole, leggerezza un tema profondissimo: quello della verità di sé.

«Un giorno in un villaggio vicino a Bilbao e a Firenze, nacque un bambino di vetro. Anzi, una bambina». 

Questa piccina era splendidamente perfetta come ogni bambina, ma anche scandalosamente trasparente: «brillava, scintillava», ma quando iniziava a pensare, a immaginare… «le idee le fluttuavano in testa, restando lì sospese, come palloncini in aria. Chiunque poteva sfogliare i suoi pensieri, proprio come un libro aperto». Paura, dubbi, domande, felicità… Inoltre, come se non bastasse «era molto fragile: se veniva presa dalla tristezza o dalla rabbia, il suo corpo sottile d’un tratto si incrinava».

Immaginate che tutto ciò che provaste, ogni pensiero che concepiste, quanto di più intimo e personale, fosse alla mercé di qualsiasi persona vi incontrasse. La verità più vera di sé, senza la scusa di alcuna apparenza, senza la proiezione di ciò che si vorrebbe essere. Semplicemente, profondamente, limpidamente se stessi di fronte agli occhi (impietosi) degli altri.

«La gente si arrabbiava con lei, continuamente: “non riesci a smettere di pensare?”».

La ragazza iniziò a cercare con dolore il suo posto nel mondo: chi l’avrebbe accettata così com’era? Chissà quante domande dolorose percorsero quel corpicino così fragile, quante lacrime di cristallo, sparse nelle città in cui fuggiva. Un percorso di consapevolezza che arriverà ad un punto di non ritorno.

«Da quel giorno, Gisèle avrebbe vissuto la sua vita com’era. Fragile e luminosa. Trasparente ma, infine, tutta intera».

Quella di Gisèle è una parabola meravigliosa di ricerca della propria identità che tocca, inevitabilmente, i temi della libertà e della verità. Gisèle diventa libera, libera di andare ovunque, in mezzo a persone che preferirebbero non vedere la verità – che poi significa non voler guardare l’altro per quello che è – e che si affezionano alle superfici esterne che ognuno cuce su di sé, diventa libera perché incomincia ad amare la verità di se stessa, cioè ciò che è, nella forma che ha, nei pensieri e nei difetti che la rendono unica. Il vetro, la limpidezza di questa forma di cristallo, diventa monito non trascurabile per chi sta vicino a Gisèle: la gente si vede riflessa e vede ciò che forse non si vorrebbe guardare, «la verità è spaventosa».

I disegni e i collage di Beatrice hanno un fascino e una bellezza impareggiabile, e le pagine in carta da lucido, opaca e semitrasparente, realizzano e fanno sperimentare ai lettori la sostanza della storia e di Gisèle.

Una storia per tutti, perché scritta con una chiarezza che è quasi specchio della limpidezza della protagonista. 

Non avere paura di essere te stesso, ama ciò che sei e sarai libero.

Alcune note sulla nuova edizione (sul blog dei Topipittori l’Alemagna ne ha parlato):

  • La complessiva operazione di snellimento del testo toglie – a mio parere – il gusto di dettagli minuti e particolari che, nell’edizione francese, mi stregano tutt’oggi.
  • Perché Gisèle torna a casa? Nell’edizione francese, ella parte per il mondo, felice e consapevole. Il ritorno a casa mi è sembrato una regressione, più che una conquista.
  • Amo molto la tavola finale con Pinocchio dell’edizione francese e quella battuta molto vera che la accompagna: «Tant pis pour eux». Sottolinea come la conquista dell’amore a sé sia personale, non uno slogan. È davvero molto peggio per te, se non guardi la verità: sarai più infelice, rimarrai di legno e non conquisterai mai la tua carne, proprio come Pinocchio.

La bambina di vetro Beatrice Alemagna 32 pagine Anno 2020 Prezzo 20€ ISBN 9788833700366 Editore Topipittori
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