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16 marzo 2015

#aspettandoBologna Càtia Chien

Oggi siamo onoratissimi di ospitare Càtia Chien, artista statunitense. Dice di essere appassionata di entomologia e di amare la zuppa più di molti altri cibi, ma parla anche della sua vivida immaginazione che potete ammirare nelle tavole dei suoi libri e nelle sue opere. Noi ci siamo innamorati di A boy and a jaguar, il libro che è stato poi selezionato per Fiera di Bologna.

Che cosa significa per te disegnare?

Disegnare, per me, è un mezzo di comunicazione. Si tratta di un linguaggio visivo per le espressioni sfumate, i sentimenti e le altre cose della vita che non possono essere espressi elegantemente e poeticamente a parole. Si tratta di un linguaggio del corpo e in un certo modo può davvero creare una storia completamente diversa all’interno di una storia. Le parole possono raccontare qualcosa e i disegni, allo stesso tempo, possono alludere a qualcos’altro. È la magia di far credere, è la creazione di un mondo completo e complesso che non è solo in bianco e nero. I bambini sanno davvero rispondere a questo.

In che modo lavori?

Io lavoro con la pittura acrilica medio-tradizionale e con carbone e grafite. Comincio con schizzi sciolti e poi li trasferisco sul tavole di illustrazione da dipingere.

Cosa ami del tuo lavoro?

Mi piace il divertimento, la libertà, la sfida e la responsabilità di creare libri per bambini! Gli albi illustrati sono un mezzo che si presta a raccontare una tale varietà di storie, dai racconti umoristici, a quelli seri, alle leggende ecc … questo mi permette di spiegare le mie ali creative e reinventare i miei disegni ad ogni nuovo libro. Anche se ho soprattutto dipinto nei miei libri, ho in programma di introdurre incisioni e collage nei libri futuri. Amo il mondo incantato degli albi illustrati, perché ci rivolgiamo al miglior pubblico del mondo: i bambini.

 What does it mean for you to draw? 

Drawing, for me, is a  means of communication.  It is a visual language for nuanced expressions, feelings and other life things that cannot be as elegantly and poetically expressed using words. It is a like body language and in a way can really completely create a whole other story within a story. The words can say one thing but the drawings are hinting to something else- it’s the magic of make believe and creating a complete complex world that is not just black and white. Kids really respond to that.

What is your way of working? 

I work in traditional medium- acrylic painting and charcoal/graphite.  I start with loose sketches and then transfer these onto illustration board to paint.  

What do you love about your job?

I love the fun, freedom, challenge and responsibility of creating children’s books! Picture books as a medium lends itself to telling such a variety of stories, from humor, serious, folk tales etc…that it makes me able to spread my creative wings and re-invent my paintings with each new book.  Although I’ve primarily only painted in my books I have plans to do etchings and also collage work for future books.  I love the make-believe world of picture books because we have the best audiences in the world- children.  

 

Sarà il periodo, sarà la mia storia, fatto sta che questo libro mi ha incantato già dalla copertina – la luce, l’attesa, il silenzio – e in poco tempo ha conquistato anche il mio Saverio con la sua storia disarmante.

Si parla di bambini e di animali, elementi comuni nelle storie per l’infanzia, ma la novità che rende straordinaria questa storia sta nell’aspetto “curativo” di questa relazione.

Alan Rabinowitz, famosissimo zoologo e autore della storia, ci racconta come sia arrivato a lavorare con i grandi felini, attraversando la fatica e il dolore di un limite fisico che diventerà con il tempo una risorsa unica. La sua storia, raccontata con linearità e senza sconti, ricorda quella di Temple Grandin, che non a caso firma un breve pensiero in quarta di copertina: c’è il dolore di sentirsi diversi e incompresi, ci sono le etichette degli “altri” e la frustrante impotenza dei genitori, ma c’è anche il coraggio, la volontà di non sentirsi più «rotti» e infine la vita trovata, sulle tracce di un giaguaro.

Càtia, l’illustratrice, ha una forza e una capacità evocativa impressionanti nel guidarci all’interno di questo percorso. Le tavole, tutte piuttosto differenti tra loro, diventano di volta in volta emanazione dei sentimenti del protagonista, con l’espansione del colore sul tutto, con sguardi panoramici e confortanti dello spazio verde in cui Alan si sente a casa o con tavole narrative con riquadri interni (soluzione poco efficace, a mio parere). Il protagonista è il filo conduttore delle tavole ma le scelte dei punti di vista variano: dall’alto, da lontano, alle spalle… I verdi, i gialli, i viola e i blu si fondono in tavole che fanno da cassa di risonanza alla sensazione del momento, non sacrificando il realismo dei tronchi, della luce, della foschia, delle ombre. La precisione narrativa ed espressiva delle linee nei primi piani, che ricorda le figure della animazione di qualità, non teme di sfaldarsi tra i colori acrilici dell’aria rarefatta dei mattini, nella foresta, per poi riprendersi fresca lungo il profilo del giaguaro. Non a caso le due tavole finali passano da un ambiente circolare sfumato ad un luminoso incontro a due su sfondo bianco: è il percorso di Alan che si è messo a fuoco, ma che nello stesso tempo ha saputo sintonizzarsi con la natura. Saverio ha preferito da subito questa storia, che rimane attualmente una delle più lette. Io mi sono innamorata del suo tratto e delle sue magiche trasfusioni di colori, ora devo aggiornare il mio scaffale con la sua bibliografia intera!

A boy and a jaguar
Alan Rabinowitz-Càtia Chien

32 pagine
Anno: 2014

Prezzo: 16,75 €
ISBN: 9780547875071

Houghton Mifflin
Anobii