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13 dicembre 2017

Strenne di Natale: giorno 13

Spesso il Natale e le grandi occasioni in cui ci si ritrova insieme sono venate dalla malinconia: ci si rende conto che spesso il tempo che si voleva dedicare alle persone care non è stato poi così tanto, a volte si ritrova chi, dopo pochi giorni, ripartirà per la sua casa lontana… è una malinconia buona di chi vuol bene e vorrebbe fare di più, meglio.

Molta sintonia con questo sentimento sottile ho ritrovato in Gorilla di Anthony Browne, ultimo arrivato in casa Orecchio Acerbo, ma in realtà uno dei primi albi dell’autore e illustratore inglese (è del 1983!) e considerato universalmente il suo più grande capolavoro (numerosissimi i riconoscimenti internazionali!).

La storia narrata è la storia di Anna, una ragazzina che «amava i gorilla. Leggeva libri sui gorilla, guardava i gorilla alla televisione e disegnava gorilla. Ma non aveva mai visto un gorilla vero» e di suo padre, un padre immerso e consumato dal suo lavoro, un padre che «aveva sempre troppo da fare». Il baratro di solitudine in cui vive la bambina è profondo (intensa, simbolica e bellissima la tavola nel letto dove la bambina sembra reclusa dietro una gabbia allo zoo) e lei ne soffre molto. Il giorno del suo compleanno si carica di attese: il papà la porterà finalmente allo zoo a vedere i gorilla veri? Ma quando Anna «si svegliò nel cuore della notte e vide un minuscolo pacchetto… era un gorilla, ma era soltanto un giocattolo». Tutto sembra scritto, ma nella notte si innesca la magia: il gorilla prende vita (e sembianze reali). «“Non ti farò del male, Mi stavo proprio chiedendo se ti andrebbe di andare allo zoo”». Incomincia allora un viaggio magico, intimo (soffermatevi sui gesti premurosi, gli sguardi dolci) tra cieli che ricordano Sendak e ritratti di scimmie più nitidi di fotografie. È una notte unica, di quelle che forse si possono vivere solo nei sogni.

«“Ci vediamo domani.” “Davvero?”». E il giorno dopo?

Il papà dalle mani un po’ scimmiesche, banana in tasca sembra aver concertato una sorpresa.

«Era molto felice»

È intenso, questo libro di Brown perché vero e perché senza giri di parole, ma attraverso la declinazione metaforica parla del dolore dei bambini, della tristezza che provano nella solitudine, del peso che l’economia di legami rovescia sul loro animo. Nello stesso tempo però non c’è condanna, non c’è bianco o nero, non c’è vendetta o ribaltamento, ma certamente una consapevolezza che mette in moto (il genitore!) e permette di sfondare l’apparenza per giungere al “vero”. La capacità illustrativa dell’autore inglese non è discutibile – alcune tavole sono così perfette da sembrare fotografie – l’uso della metafora e della deformazione/modificazione dello spazio come emanazione del sentimento è forse più celata, ma più equilibrata che in altri testi: sono i dettagli (guardate gli arredi i quadri), i punti di vista (vertiginosamente freddo e dal basso in cucina), le ombre e ciò che anima il buio a raccontarci i desideri di Anna.

Un libro che trovo calzante anche nel clima natalizio, perché parla dell’importanza dei legami, sopra ogni cosa, l’importanza di esserci per gli altri, adulti o bambini che siano.

Un libro prezioso, dunque, per niente melenso e per nulla graffiante, semplicemente vero, che potrà essere letto con coscienza dai 5 anni fino ai 99 anni, perché non c’è un’età nella quale si smette di voler essere presi per mano.

Gorilla
Anthony Browne

32 pagine
Anno: 2017

Prezzo: 15,00 €
ISBN: 9788899064624

Orecchio acerbo editore
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